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Antartide, la caccia alle balene continua
Il Giappone riprende la caccia alle balene, approfittando del rientro in porto della nave Esperanza di Greenpeace, che aveva esaurito tutte le scorte di carburante.
A dare la notizia è la stessa Greenpeace, che, anche quest’anno, ha cercato di impedire che il massacro si compisse.
Per due settimane, gli attivisti di Greenpeace con la nave Esperanza sono riusciti a tenere la nave macelleria giapponese, la Nisshin Maru, a oltre 4.300 miglia nautiche di distanza, ostacolando il rifornimento di carburante della Nisshin Maru dalla nave cisterna Oriental Bluebird.
Salvando, in questo modo, oltre cento balene, perchè senza la nave macelleria le rimanenti navi cacciatrici non potevano agire.
L’operazione di rifornimento di carburante, tra l’altro, è illegale nelle acque antartiche per i gravissimi danni ambientali, che essa potrebbe provocare, nel caso di dispersione di petrolio in mare.
Il Giappone, da anni, condanna a morte circa mille balene nel Santuario dell’Oceano Antartico con il pretesto della ricerca scientifica.
In anni di caccia, sostiene Greenpeace, la ricerca scientifica giapponese non ha mai prodotto un dato utile.
Inoltre, sempre Greenpeace promulga un dato inquietante: un sondaggio, pubblicato in Giappone, nel giugno 2006, dal Nippon Research Centre, mostra che oltre due terzi dei giapponesi intervistati disapprova la caccia baleniera in Antartide e che il 95 per cento non mangia mai, o solo raramente, carne di balena.
Pertanto, nei magazzini giapponesi sono ammassate circa 4.000 tonnellate di carne di balena invendute. 
La Commissione internazionale, che è stata istituita per regolamentare la caccia alle balene, si oppone alla caccia commerciale, per cui, al momento, la caccia alle balene è limitata alla ricerca e alla sussistenza di limitate popolazioni indigene.
Ma, questo non impedisce ai tre Paesi: Islanda, Norvegia e Giappone, di praticare la caccia: la Norvegia, opponendosi alla moratoria, è così legalmente autorizzata a continuare la caccia alle balene, mentre il Giappone usa la carta della ricerca scientifica.
Questo dato dimostra l’incosistenza dei provvedimenti, finora presi, e il disinteresse dei Governi mondiali per il problema.
Malgrado le numerose campagne di sensibilizzazione di organizzazioni non governative, Greenpeace in testa, e la crescente attenzione da parte dell’opinione pubblica, manca dai Governi di tutto il mondo una reale e severa presa di posizione sulla questione. E, nel frattempo, migliaia di balene, ogni anno, vengono ammazzate in un modo atroce e dopo una lunga agonia, che, in alcuni casi, può durare anche 5 ore, solo per fini di lucro.


